Caso Mario Paciolla: il Tribunale archivia il processo, ma noi non ci fermiamo

Mario Paciolla non si è suicidato: lo ribadiamo con forza

Il 30 giugno 2025 il Tribunale di Roma ha accolto la richiesta di archiviazione sul caso della morte di Mario Paciolla, cooperante dell’ONU trovato morto in Colombia nel luglio 2020.

Secondo i giudici italiani si è trattato di suicidio. Secondo noi, e secondo tutti coloro che non si arrendono alla semplificazione, questa è una sentenza inaccettabile.

Mario Paciolla non si è suicidato. Le prove, le incongruenze, i depistaggi parlano chiaro. Questa archiviazione è solo l’ennesimo tentativo di seppellire la verità.

Le anomalie sulla morte di Mario Paciolla

Autopsie in contrasto

L’autopsia italiana ha rilevato:

  • Frattura dell’osso ioide, tipica dello strangolamento, non dell’impiccagione;

  • Presenza di lidocaina nel sangue, anestetico locale non compatibile con un suicidio;

  • Segni sui polsi potenzialmente post mortem.

Scena del crimine alterata

  • La stanza dove Mario è stato trovato è stata ripulita con candeggina.

  • Oggetti rimossi prima dell’arrivo della polizia dall’ufficiale ONU Christian Thompson.

  • Nessuna impronta coerente, nessuna sedia caduta, nessun sangue sul lenzuolo.

Un contesto da chiarire

Mario lavorava per la Missione ONU in Colombia e stava raccogliendo informazioni delicate. Pochi giorni prima della sua morte aveva espresso preoccupazione e paura.

Archiviazione definitiva: cosa ha deciso il Tribunale

Il 30 giugno 2025, il Tribunale di Roma ha chiuso il fascicolo. Dopo una seconda richiesta di archiviazione presentata dalla Procura, il giudice ha accolto l’istanza, senza ulteriori accertamenti.

Si tratta di una sentenza di secondo grado che, se non impugnata, segnerà la chiusura definitiva del processo per la morte di Mario Paciolla.

Cosa chiediamo come Collettivo Giustizia per Mario Paciolla

La nostra battaglia non si ferma. Chiediamo con forza:

  1. Impugnazione immediata dell’archiviazione;

  2. L’apertura di una Commissione parlamentare d’inchiesta;

  3. Verità e trasparenza da parte dell’ONU, che finora si è sottratta a ogni chiarimento pubblico.

Mario merita giustizia vera, non ipotesi comode. Mario era un testimone scomodo, un giovane che credeva nei diritti umani, non un ragazzo fragile e senza speranza.

Perché dobbiamo continuare a parlarne

L’archiviazione del caso Mario Paciolla non è solo una questione giudiziaria. È un precedente grave per chi opera in contesti internazionali, per chi difende la verità, per chi denuncia le ingiustizie.

Ogni articolo, ogni post, ogni voce che chiede verità per Mario è un atto di resistenza.

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Mario vive nei nostri ricordi e nella nostra lotta. La sua morte non può finire in fondo a un cassetto. Abbiamo il dovere morale e politico di pretendere risposte.

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